Archive for Gennaio 2007

Come avere successo nelle iniziative SOA

Da un anno almeno su Blog e magazine spopolano le checklist che elencano le ragioni per cui una iniziativa SOA aziendale fallisce.
Finalmente si inizia a leggere qualche elenco sensato (non che quelle poche viste fino ad oggi non lo fossero, ma erano baricentrate sulle scelte tecnologiche, quindi vendor-oriented e parziali) su cosa puo’ facilitare una evoluzione aziendale SOA.
Una Architettura Service Oriented e’ praticamente sempre, innanzi tutto, una discontinuita’ filosofica con il passato: un passato fatto quasi sempre di gestioni application-oriented, solution-oriented, praticamente mai accompagnata da una attenzione degna di nota alla architettura sottostante tant’e’ che molto spesso non esiste nemmeno nelle aziende -italiane- una divisione che si occupa di architetture.
Se esiste non viene ascoltata piu’ di tanto, spesso viene confusa con il gruppo di architetti tecnologici, viene vista come il gruppo che rompe le scatole agli applicativi, scrive linee guida inutili, mette regole inutili, costose e che fanno perdere tempo a chi deve sfornare gli applicativi, che in realta’ sono quelli che fanno il vero lavoro.
Salvo poi, ovviamente, ritardare, stracostare, incartarsi nei problemi di integrazione e vivere preoccupati aspettando la prossima patch (di qualsiasi cosa ancorche’ ininfluente) che dovrebbere “risolvere quel maledetto problema che ci rende instabili, lenti, inspiegabili”.
Vi ci ritrovate?
David Linthicum scrive su Ittoolbox cinque ragioni perche’ le iniziative SOA hanno successo che condivido pienamente.

5 - L’azienda ha investito in formazione, fornendo alle persone che stanno costruendo l’architettura gli approcci e le tecnologie necessarie a risolvere i problemi

4 - L’azienda ha assunto le persone giuste, che tradotto nella realta’ italiana significa che ha messo sul progetto le persone giuste. La considerazione giustissima e’ che l’architettura e’ una attitudine e se una persone non la possiede possiamo anche tenerlo in aula sei mesi senza portare a casa alcun risultato. Dice che investire nello staff ha tanta importanza quanta investire nelle tecnologie ma i migliori ovviamente costano di piu’, anche se pagano alti dividendi. Ovviamente questa considerazione cozza pesantemente con la situazione italiana dove questo concetto, se mai c’e’ stato. si e’ perso per strada.

3 - L’azienda ha capito requisiti e business case. Nel senso di capire obiettivi e aspettative di ROI dell’iniziativa. Aspettative vaghe e ritorni miracolistici sono la maggior fonte di calo di tensione durante il progetto, situazione che porta direttamente al fallimento.

2 - L’evoluzione SOA (non il “progetto SOA” che non esiste) deve essere guidato dal commitment della direzione. Dice che non c’e’ nulla di peggiore di fare una innovazione pesante a livello ambientale - ed e’ proprio cio’ che SOA e’- senza la spinta del top della organizzazione, che deve avere la volonta’ politica di abbracciare il cambiamento. Da questo punto deriva un impegno che tutto lo staff tecnico deve avere: far capire alla direzione l’importanza di questa evoluzione e creare la volonta’ forte di andare in questa direzione.

1 - Una prova del concetto serve a validare la tecnologia. Un’auto non si racconta, si prova. Per SOA e’ la stessa cosa.

Da questo post sono partite una serie di domande e considerazioni che sintetizzo.

Se la natura di SOA e’ top-down come puo’ un individuo o un dipartimento creare un “momentum” per SOA e sfatare i miti negativi come “SOA e’ lenta perche’ una i web services” o “SOA e’ costosa” perche’ il ROI e’ a livello enterprise mentre i costi sono aggiuntivi sui progetti?
La risposta non e’ semplice ma alcune considerazioni si possono fare.
Alcuni ROI sono facilmente intuibili: vantaggi tecnici quali scalabilita’, predicibilita’, sicurezza granulare, monitorabilita’, interoperabilita’, per fermarsi ai piu’ immediati.
Ma il piu’ grosso e percepibile vantaggio immediato e’ che se alcuni elementi di una soluzione sono gia’ testati (servizi gia’ in produzione), non devono essere ritestati quando viene fatta una variazione, con vantaggi sia di costi, che di time to market, che di solidita’.
Questo, che viene portato come uno dei vantaggi principali, e’ chiaramente una ragione molto forte per l’adozione di un approccio SOA: purtroppo in Italia non e’ un argomento cosi’ forte in quanto si scontra con la consuetudine di non considerare i test come elemento cardine e imprescindibile dello sviluppo.
Bisognerebbe pero’ aprire un discorso molto ampio sulla qualita’ di quello che viene prodotto in Italia, cosa che presto faremo. Resta il fatto che se il test non compare come fase formale nel processo di sviluppo, questo argomento e’ debole perche’ il costo del test non e’ esplicito ma e’ affogato in quegli allungamenti e quei problemi di progetto che usualmente rendono insoddisfatti senza sapere precisamente il perche’.
Questa difficolta’ di “vendere all’interno SOA” si puo’ attenuare con un approccio bottom-up, cioe’ evolvendo a SOA la parte di applicativo che deve essere manutenuta per un processo business che va in modifica. Questo approccio aiuta certamente a non scontrarsi col Moloch del “commitment aziendale a SOA”, molto difficile da costruire, ma non elimina la necessita’ di avere i business-leaders “on board”.


Add comment Gennaio 30, 2007

Semantic Web a Stanford

Prima tappa della trasferta USA, dedicata a SensibleLogicGiovanni a Palo Alto.
Giovanni Tummarello e’ speaker alla conferenza di Software Development Forum (SDForum) Shrinking the Meaningless Web: Semantic Technologies for 2007

C’e’ un grande fermento e la conferenza di stasera raccoglie imprenditori della Silicon Valley che sono interessati all’argomento per investire risorse tecniche o economiche.

Tra gli altri panelist Nova Spivack di Radar Networks, Peter Rip, General Partner di Crosslink Capital, Alain Rappaport, CEO of Medstory, e Ramana Rao, fondatore e CTO di Inxight Software.

La serata sembra interessante e qui c’e’ molta curiosita’ sul Semantic Web, che arriva anche sulla parte Business del New York Times.

Teniamo alti i colori italiani.


Add comment Gennaio 10, 2007

Il punto sul Web 2.0 all’inizio del 2007

Non c’e’ dubbio che il 2006 sia stato un anno caratterizzato dalla nascita di una quantita’ di applicazioni web come non si vedeva da tempo. Centinaia e centinaia siti dedicati ad applicazioni originali, che vedono spesso la collaborazione con l’utente come arma per la creazione di contenuti, che diventano a loro volta la ragione di interesse al sito.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il maturare della qualita’ dell’interazione dei siti web dovuti all’arricchirsi e all’affinarsi delle tecnologie Ajax, che stanno eliminando la barriera tra interfacce ricche proprietarie e le interfacce web.

Ogni giorno vengono annunciati e rilasciati decine di applicazioni nuove, ripetitive, nella speranza di ognuno di uscire dall’anonimato e diventare la “Next Big Thing”, prendere una montagna di soldi da una societa’ di Venture Capital per poi finire comprata da Google o Yahoo per cifre da sogno.

C’e’ una vivacita’ tale che si giustificano decini di siti che elencano classificano e qualificano quanto di nuovo nasce e quali applicazioni sopravvivono. Per chi volesse allinearsi un posto ideale sono i due siti craeti da Michael Arrington, Techcrunch e Crunchnotes, dove vi potrete fare una idea di cosa succede giornalmente. Qualcosa di simile viene fatto da Mashable, di Pete Cashmore.
Due si staccano per qualita’ tra gli altri nel classificare e gestire la lista aggiornata, ma sempre parziale, delle applicazioni Web 2.0: sono il celeberrimo eHub di Emily Chang e EVERYTHING 2.0 di Bob Stumpel.

Un tentativo carino e in stile Web 2.0, anche se meno ricco di contenuti e’ go2web20.

L’essere sulla notizia e’ fondamentale nei momenti in cui c’e’ un livello di effervescenza come quello attuale, e per questo ci sono i feed sul Wiki di Gruppoimola.

Una applicazione veramente accattivante mette tutti i feed caldi riguardanti WEb 2.0 su una pagina web, e’ l’ormai celebre Original Signal - Transmitting Web 2.0.


Add comment Gennaio 10, 2007


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